Un pomeriggio con Marika – Boudoir Blonde.


Marika e ancora Marika, la prima volta in cui posò per me risale al 2012. Da quel giorno ci siamo rivisti altre 15 volte diventando così la modella che ho fotografato più spesso in assoluto. Ma non è semplicemente una modella; quando ci si vede così tante volte ed ogni volta ci si affida l’uno nelle mani dell’altra è inevitabile…si diventa amici.
Infatti ogni volta è un divertimento. Un divertimento che inizia anche settimane prima dello shooting quando ci si scambiano immagini di reference per idee che ci vengono in mente e vogliamo realizzare.
Ormai fotografare Marika è diventato sinonimo di un risultato, quello che entrambe cerchiamo; immagini coerenti, nuove, di buon gusto…

Avevamo pensato di realizzare un editoriale sin stile boudoir, non il solito glamour, ammiccante, provocante ma qualcosa di raffinato, buon gusto appunto.
Avevo trovato una location azzeccatissima e quindi non restava fare altro che mettere insieme le cose e stabilire una data.
Nel giro di un paio di settimane eravamo pronti per l’ennesimo shooting.
Marika è sempre molto disponibile e io cerco di fare altrettanto ripagando questa sua gentilezza e disponibilità alla stessa stregua.

Arriva in stazione, io sono già lì da mezz’ora come mio solito (essere in anticipo ad ogni appuntamento per me è una esigenza). Treno (stranamente) puntualissimo. Si sale in macchina e si inizia a chiacchierare come si fa tra due amici che non si vedono da qualche tempo. Non parliamo dello shooting, non serve, quello che riguarda le foto lo vedremo una volta giunti sul posto. Infatti, arrivati alla location, scarico i bagagli, prendiamo posto, faccio due chiacchiere con la proprietaria sempre gentile e anche lei disponibilissima a soddisfare le nostre esigenze e nel giro di pochi minuti si iniziano le danze. Mentre Marika si preparava io avevo fatto un giro delle stanze, osservato la luce, gli arredi, le tende, le finestre, la direzione del sole e che posizione avrebbe avuto da lì fino alla fine dello shooting in modo da stabilire quale set avremmo dovuto fare per primo in funzione anche della luce.

Descrivo al volo le mie intenzioni a Marika ma lei non mi fa finire di elencarle tutte le cose che ho in mente che subito mi interrompe dicendo semplicemente “ale…fai tu…tu dimmi solo dove devo posare e cosa devo indossare…vai tranquillo…”, che soddisfazione!

In qualsiasi posto io mi trovi a scattare sono solito sfruttare ogni centimetro e il set lo gestisco con ciò che ho intorno a me, lampade, tende, porte, accendo e spengo le luci, apro e chiudo finestre stendo o chiudo le tende, sposto i mobili…insomma…il set è mutevole, continuamente. Ma c’è una cosa che mi caratterizza in modo particolare; rimetto tutto al proprio posto esattamente come lo era prima del mio arrivo, lo ritengo un atto di dovuto rispetto verso chi ti ospita.

Dal punto di vista tecnico della ripresa decido di andare sul semplice, il più semplice ed efficace in assoluto per me, in quelle condizioni, era quella di usare una lente fissa e normale, quindi monto il 50mm f1.4 e non lo smonto più per tutta la durata dello shooting. Si, tutte e ripeto TUTTE le foto sono state realizzate con la stessa lente, il 50mm. Ho scelto la lente normale perché era mia intenzione conservare una ampiezza della scena più simile possibile a quella reale (anche se in realtà poi non è proprio così…) e il 50mm f1.4 mi permetteva di catturare la giusta atmosfera che desideravo anche in scarsissima quantità di luce (che io stesso avevo deciso di avere).

Facendo un pò di attenzione alla posizione del piano focale e scegliendo l’opportuna apertura di diaframma ho notato da subito che riuscivo ad ottenere facilmente la giusta profondità di campo, resa tonale e nitidezza. Quando incontravo qualche difficoltà nel giusto abbinamento diaframmi e tempi allora intervenivo aumentando gli ISO.

Ho adorato subito il primo set; quel colore pastello del muro e i colori azzeccatissimi dei tessuti…Marika spiccava in modo eccezionale. Era un ottimo modo per partire per entrambe. Il risultavo ci aiutava a “gasarci” e ad approcciare anche il resto dei set con una marcia in più, proprio felici del risultato precedente.

Apportando delle piccole modifiche alla disposizione dei suppellettili, regolando la luce naturale aprendo e chiudendo finestre ecc…siamo andati avanti per un bel pò sfruttando al massimo la prima stanza. Avevo ancora altre idee per sfruttarla ma le avrei realizzate più tardi, quando non ci sarebbe stato più il sole in quella posizione e io avrei utilizzato la stanza quasi al buio per tirare fuori quest’altra serie di immagini.

Il sole si era spostato in prossimità della finestra della stanza vicina e quindi bisognava spostarsi per il nuovo set. Ho iniziato subito con una serie di immagini controluce, aiutato da un pannello ho realizzato questa serie di scatti.

Marika regala sempre delle pose adeguate al set e quindi non è difficile trovare lo scatto giusto, anzi.
Anche abbastanza recentemente mi è capitato di vedere alcuni set dove la comunicazione, l’interazione, il dialogo tra fotografo e modella è del tutto assente. Mi chiedo come si possa essere così superficiali, indifferenti, assenti di fronte ad una persona che si sta mettendo a disposizione, e magari anche nuda, restare nel proprio “posto”, non sentire la necessità di creare un legame tra le parti… Invito sempre, quando posso e me ne viene data la possibilità, a fare molta più attenzione a questi aspetti che non a quelli tecnici di ripresa di uno scatto. Una foto tecnicamente impeccabile ma “vuota” non potrà mai essere una Bella Foto. Non è raro vedere immagini, ritratti di soggetti umani assolutamente vuoti. Quindi, aprirsi, parlare, coinvolgere la modella porta solo buoni risultati, sempre.

Quando le condizioni di luce cambiano nuovamente, anche a causa degli edifici molto vicini alla location che coprivano il movimento del sole (si lo so…non è il sole che si muove ma è la terra che gira…) ci siamo spostati in una saletta deliziosa che normalmente è adibita alla colazione/lettura. Con un intimo raffinato ed un paio di pantaloni eleganti neri e un paio di occhiali da sole ho fotografato Marika in atteggiamento da “elegante donna” che legge la sua rivista preferita stando in reggiseno vicino alla finestra. Casualmente noto che lei apre le pagine di questo magazine e la pagina a destra porta il titolo “light me up”… colpo al cuore (e al cervello). Nulla avviene mai a caso.

http://www.drooledmagazine.com/glamour/alessandro-vetrugno-photographyInfatti il sole ormai è praticamente nascosto dietro gli antichi palazzi del borgo medievale dove ci troviamo. A questo punto non resta che applicare una delle regole assolute che mi sono stampate nella testa già dalle prime esperienze fotografando in giro qua e là; sfruttare il problema facendolo diventare un punto di forza. Non c’è abbastanza luce? Ok, spegniamo tutto e chiudiamo tutto.
E così ho fatto. Ho creato il buio e man mano ho sfruttato le fonti luminose, anche piccolissime, che avevo a disposizione per creare un mood intimo, tranquillo, rilassante. Quell’atmosfera nella quale Marika ci si è tuffata e in cui sa dare foto strepitose.
Noto subito dai primi scatti che la luce della lampada dava un colore verde acido e questo faceva si che la pelle di Marika assumesse un colore per niente gradevole. E’ stato sufficiente girare la lampada facendo in modo che la luce verde colorasse l’ambiente mentre la parte inferiore della lampada illuminasse il corpo di Marika senza cambiarne il colore; problema risolto.

Risolto il problema della lampada verde ci siamo spostati nell’altra stanza, la prima, dove abbiamo fatto alcuni scatti di nudo usando solo la luce fioca di una lampada antica da muro…risultato…giudicate voi.

La stanchezza inizia a farsi sentire; Marika andrebbe avanti per ore e vedere il risultato delle foto fatte la gasa all’ennesima potenza. Si, Marika è così, sempre sorridente, carica, positiva, un piacere lavorare con lei.

Quei pochi metri quadrati che avevamo a disposizione erano terminati, li avevamo sfruttati al massimo, anzi…forse no…avremmo potuto fare anche altri set ma avevamo moltissime foto buon e l’editoriale era bello corposo.
Era quasi un anno che non proponevo i miei scatti a qualcuno per la pubblicazione e questo per vari motivi ma poi ho pensato che sarebbe stato giusto per Marika, ricevere un riscontro sul risultato del lavoro svolto insieme per l’ennesima volta. Prima proposta e subito accettata per DroolerMagazine.

Potete visionare l’editoriale a questo link.

Grazie a Marika e alla sua pazzia.


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