“Imparare insegnando” – Si chiama condivisione


Oggi vorrei trattare un argomento che mi sta particolarmente a cuore; la didattica.

Non è raro trovare annunci, locandine, videoannunci in cui si offrono lezioni di fotografia, postproduzione o qualcosa di più specifico come workshop sulla fotografia glamour, burlesque ecc ecc.

E oserei dire, puntualmente, si grida allo scandalo, soprattutto quando chi promuove queste attività, è “sulla piazza” da poco più di un anno e quindi, presumibilmente, con poca esperienza.

Solitamente, a gridare allo scandalo, sono i fotografi professionisti che con la loro esperienza più che decennale, si sentono in qualche modo “offesi” o “messi da parte” da queste nuove “leve”.

Inizialmente, non lo posso nascondere, mi sentico di dover supportare quest’ultimi ma, pensandoci bene e osservando la situazione in modo più ampio (così come dovremmo fare sempre…) la mia posizione in merito è cambiata. Vi spiego il perchè, magari può essere uno stimolo a far riflettere anche voi sull’argomento e rivedere le vostre “posizioni” se fosse necessario.

Anch’io come molti ho iniziato frequentando workshop, seminari, modelsharing e chi più ne ha più ne metta…e tranne rarissimi casi (credo solo UNO su oltre una decina….) hanno portato tutti alla stessa conclusione; tornare a casa con una manciata di biglietti da visita, tanti nuovi contatti, una sfilza di richieste di amicizia su facebook e schede di memoria piene delle stesse identiche foto degli altri 15-20 partecipanti,…..stop, null’altro. Per quanto possa essere minima la spesa….il gioco non vale mai la candela, secondo me. In realtà tutto sarebbe molto bello, ambiente conviviale, ludico, sociale ecc ma siamo ad un workshop e quindi l’obiettivo da parte nostra dovrebbe essere quello di apprendere mentre l’obiettivo del nostro master dovrebbe essere quello di insegnarci qualcosa, di trasmettere la sua esperienza senza riserve. Purtroppo non capita spesso. Non è forse così?

A questo punto ci sarebbe da chiedersi: perchè coloro che sanno non trasmettono?

Le risposte alle quali son giunto io sono varie e comunque non è detto che siano reali, sono mie conclusioni appunto, non me ne voglia nessuno.

Soprattutto recentemente, i fotografi professionisti vedono minare il proprio settore, il proprio business dai nuovi “arrivi di stagione” e automaticamente vanno in modalità “protezione”. Vi è mai capitato di assistere magari anche in prima persona a discussioni in cui si percepiva una effettiva difficoltà da una delle parti nel condividere un contatto, il nome di una modella, la prassi da seguire per poter contattare i gestori di una location, il nome o il numero di telefono della stylist… A me è capitato spesso sia in prima persona e anche con fotografi diciamo…di un certo livello.

Immaginiamo di “congelare” il livello di conoscenza che vi è attualmente in giro tra i fotografi (ma la stessa cosa si può fare immaginando tutte le arti e mestieri del mondo…). Annulliamo la possibilità di condividere con gli altri ciò che è a nostra conoscenza (giusto o sbagliato che sia, ….ovviamente). Il risultato? Assenza totale di progresso…di evoluzione, di crescita, di sperimentazione. Davvero molto triste.

Perciò…..per quanto mi possa sforzare, non arriverò mai a capire, o meglio, non arriverò a comprendere e giustificare simili atteggiamenti. Quindi….cosa spinge un fotografo a tenersi le cose per se?

Questo secondo me un piccolo elenco delle principali motivazioni:

a.   paura che perda il contatto

b.   paura che ci faccia una “brutta figura”

c.   paura che facciate un lavoro qualitativamente superiore al